martedì 17 marzo 2009

Il sole di marzo sul Rifugio Grauzaria


Riceviamo ancora dal Mizzio e pubblichiamo le ultime foto di un Rifugio Grauzaria eccezionalmente innevato, ancora più che nelle foto precedenti. Ma c'è una novità: il sole di marzo fa capolino sul Portonat e illumina il Rifugio!

A Dordolla è nata "La cort dai gjats"

Abbiamo saputo che a Dordolla è stata fondata la nuova associazione "La cort dai gjats" che si propone di dare un forte impulso culturale alla vita del paese e della val Aupa, continuando sulla strada già intrapresa nello scorso autunno con l'iniziativa "Anima montis". In attesa di saperne di più e di poterci associare, facciamo i nostri complimenti ai soci fondatori. Bravi ragazzi! Dordolla non molla!

giovedì 26 febbraio 2009

Neve in Grauzaria...mai vista così tanta!

Riceviamo per e-mail alcune foto scattate al Rifugio alla metà di febbraio e siamo ben felici di pubblicarle!
Questa foto l'ha scattate Fea (al secolo Flavio Gamberini) di Moggio, il 19 febbraio.
E qui si vede la casetta della teleferica, praticamente sommersa dalla neve.

Questa foto invece ce l'ha inviata pochi giorni prima il Mizzio (al secolo Maurizio Antonutti, di Moggio) e mostra il Rifugio nonchè il suo pastore tedesco.

Ecco un'altra versione della casetta della teleferica...

...questa è la parte posteriore del Rifugio...
...e così compare il Rifugio arrivando!
Grazie amici per le bellissime foto!






lunedì 12 gennaio 2009

Tanta neve in Grauzaria "come una volta"

Ecco alcune immagini del Rifugio e del vallone del Rio Flop scattate sabato 10 gennaio 2009.



La Sfinge, appena fuori dal bosco di Flop

Qui il pendio innevato sembra formato quasi da bolle traslucide

Nel canalone principale è caduta una valanga che ha "lisciato" i bordi come un gatto delle nevi, mentre nel centro del canale la neve è a blocchi.

Davanti alla porta principale...


...e sul retro del Rifugio

Dario è sul tetto, all'altezza dei camini, con alle spalle la Sfinge

Strana sensazione essere sul tetto!

giovedì 4 dicembre 2008

Luna di ottobre sullo Zuc

Diari di mont 8 : ultima puntata, in cui si tirano un po' le somme dell'esperienza.
La luna piena di ottobre risplende già alle sei di sera nel cielo cristallino sopra lo Zuc dal Bôr, la montagna che con il suo caratteristico cocuzzolo roccioso sta dirimpetto al Rifugio, dall'altra parte della valle; il sole d'autunno invece accende solo per un'ora al mattino le foglie rosso-brune dei faggi, poi scompare dietro la Sfinge, sbuca ancora per poco verso mezzogiorno, e se ne va subito dopo definitivamente dietro la Cima dei Gjai. La stagione del rifugio è finita, ancora una domenica e poi gli scuretti rossi resteranno ben serrati fino al la prossima estate.

Luna sullo Zuc dal Bor

Ora possiamo tentare qualche considerazione finale. Cominciamo da quelle belle: gli escursionisti del 2008 sono molto più sensibili di un tempo ai problemi ecologici e dello smaltimento dei rifiuti, cosicché siamo orgogliosi di dire che in tutta l'estate non abbiamo dovuto raccogliere sul sentiero nemmeno una cartina di caramella! E nemmeno intorno al rifugio, nei giorni di grande affluenza, sono state lasciate “scovazze”.


Il sole dietro la Sfinge interpretato da Giovanni Vecil

Guarda chi legge

Su proposta della libreria Friulibris di Udine, abbiamo potuto fornire ai nostri ospiti un servizio supplementare sul cui successo all'inizio eravamo piuttosto scettici, vista la tanto conclamata disaffezione degli italiani alla lettura.

Guarda chi legge: Elena e Laura Vecil

Sto parlando dell'angolino del rifugio che offre una cospicua scelta di libri di montagna in vendita: tante bellissime guide, ovviamente, ma anche classici come l'intera collezione dei libri di Julius Kugy, biografie e autobiografie di alpinisti famosi friulani e non, volumi fotografici e libri su piante, funghi e frutti di bosco, nonché gli immancabili libri di cucina di montagna. Interessanti da avere a disposizione, belli da vedere e da sfogliare, ancor più belli da leggere nel loro “habitat” naturale (per così dire)...beh, noi i libri eravamo felici di tenerli in esposizione anche se non fossimo riusciti a venderne neppure uno! E invece... ne abbiamo venduti tanti, molti di più delle più rosee aspettative. E' capitato più di una volta che il libro appena sfogliato da uno di noi gestori con curiosità alla mattina, e poi rimesso sullo scaffale in attesa di leggerlo con calma alla sera, sia stato il primo a essere venduto a ora di pranzo!

Cinzia impegnatissima nella lettura del Nuovo a colazione

Dunque gli escursionisti sono alla ricerca di libri? Si direbbe di sì, forse perché non è facile trovare questi titoli se non nelle librerie specializzate, o forse per portare un regalino a casa (i libri di cucina e sulle erbe) o forse perché ad averli lì liberamente consultabili facevano voglia.

Tanghi e letture

Le due giornate in cui abbiamo registrato la massima affluenza, se si eccettua quella dell'inaugurazione ufficiale del rifugio dopo ben 13 anni di chiusura, hanno coinciso con i due eventi della stagione: il concerto del duo Fassetta, all'interno della manifestazione “Note in Rifugio” il 10 agosto, e le letture di montagna fatte dall'attore Massimo Somaglino domenica 5 ottobre. In entrambi i casi il Rifugio era gremito come non mai, fino all'esaurimento quasi completo delle scorte alimentari.

Erica Fassetta al violino e Gianni Fassetta alla fisarmonica

Passato l'assalto degli affamati, finalmente la relativa quiete durante la performance artistica: il simpaticissimo Gianni Fassetta alla fisarmonica, accompagnato dalla figlia diciottenne Erica al violino, si è esibito all'aperto davanti al rifugio inanellando brani classici, popolari e alcuni struggenti tanghi di Astor Piazzolla, mentre almeno duecento persone lo stavano ad ascoltare incantate; Massimo Somaglino, altrettanto simpatico ed estroverso, ha invece avuto in sorte la prima nevicata della stagione e ha dovuto così radunare all'interno del Rifugio i suoi numerosissimi fans che si sono assiepati su panche, sedie e scalini. Somaglino, lui stesso appassionato di montagna, ha operato una selezione molto interessante di letture, passando da una truce storia di Aldo Barbina a una pagina autobiografica dal diario dell'alpinista buiese Angelo Ursella, da una poesia in carnico di Leonardo Zanier dalla raccolta Il Câli a un racconto di Erri De Luca dalla raccolta Il contrario di uno, da un brano di Marco Albino Ferrari a brani di Vietato volare di Paolo Bizzarro per finire con delle irresistibili pagine di Saltatempo di Stefano Benni.

Massimo Somaglino legge Benni

Quest'ultima lettura, ben collegata logicamente al tempo perduto di cui parla Paolo Bizzarro, è stata davvero esilarante e ha mandato in visibilio la platea, che non avrebbe assolutamente “mollato” il buon Massimo che pure non si era certo risparmiato, leggendo senza interruzione per oltre un'ora e mezza. Insomma, un successo pieno su tutta la linea degli eventi “culturali”.

Paradossi del rifugio

Eppure questo successo porta con sé diversi paradossi e fa riflettere: ma siamo ridotti a tal punto che per portare gente in montagna ci vuole a tutti i costi un evento? E poi siamo davvero sicuri di volere questa concentrazione di folla, che pure abbiamo richiamato noi con le nostre iniziative, in particolare con le letture di Somaglino, completamente autogestite e non inserite in un programma come “Note in rifugio”?

Lauretta, la regina delle felci, tiene il broncio

Qui dobbiamo necessariamente parlare dell'imprevedibilità dell'affluenza del pubblico in un rifugio. Le previsioni meteo influenzano fortemente le gite domenicali, questo si sa, ma anche in una domenica di bel tempo, fino alle 11 del mattino non sappiamo se avremo 10 o 100 persone a tavola. Viene quindi da pensare che anche un minimo di risonanza di un'iniziativa sulla stampa o sulle Tv locali già di per sé favorisce la presa di coscienza che noi “esistiamo”. La situazione è quasi da manuale: se non passi sui media sei trasparente. Alla radio e alla TV friulana la montagna solitamente è presente solo in caso di incidenti e catastrofi.Ivo Pecile, creatore del seguitissimo sito di escursionismo “Sentierinatura” e dell'omonima trasmissione su Telefriuli, dice che nella nostra regione, che pure è montuosa quasi per il 50%, c'è pochissima attenzione da parte dei media alle manifestazioni "in quota", mentre in Alto Adige ogni sera sulla RAI3 locale c'è immancabilmente una trasmissione di 20-30 minuti con riprese e interviste a guide alpine, escursioni, ecc.

Aperto 24 ore

Se vivere “in quota” in un posto così bello come il rifugio Grauzaria non ha che lati positivi, molto più difficile è invece lavorare. Un rifugio – come dice il suo nome nella sua accezione più profonda – è un posto praticamente aperto 24 ore su 24, dove sostare al caldo e ricevere informazioni sui sentieri, è un servizio importante che si dà ai frequentatori della montagna, non è un alberghetto qualsiasi. E poi vi è la complessità del lavoro del gestore, che va dal sistemare i sentieri a fare la scorta di legna nel bosco, dall'attivazione del soccorso alpino alla ristorazione, dalla manutenzione alla contabilità.

Giovanni Vecil al Rifugio

Chi non frequenta abitualmente i rifugi alpini del Cai pensa spesso che il gestore sia in realtà un semplice custode della struttura e pertanto percepisca uno stipendio, sia pur modesto ma fisso, indipendente dalle bizze del meteo e della clientela. Ma non è così: il gestore è un imprenditore con i medesimi obblighi fiscali di un albergatore di pianura, ed in più è tenuto a pagare un affitto alla sezione del Club Alpino proprietaria dell'edificio.

Il frigo dei puffi

Anche i sistemi di approvvigionamento di energia elettrica dovrebbero essere presi in considerazione fin dalla progettazione o ristrutturazione di un rifugio, perché ci si trova schiacciati tra le esigenze sempre maggiori della clientela e la necessità imprescindibile di avere a disposizione l'energia sufficiente per potervi fare fronte, cioè far funzionare illuminazione e frigoriferi. Avere i pannelli fotovoltaici ti fa sentire ecologicamente promosso, ma purtroppo non consente l'autosufficienza energetica: quando piove per due giorni di seguito – emergenza non proprio rara da noi – oppure in autunno, con il sole che si nasconde dietro la Sfinge, i poveri pannelli fanno quello che possono, ma non riescono certo a far funzionare un frigorifero che ha bisogno di essere acceso giorno e notte. Noi abbiamo un frigo a gas, anche se ridicolmente piccolo per le necessità di un alberghetto (qualcuno lo ha chiamato con frase azzeccata “il frigo dei puffi”), e ci sentiamo fortunati rispetto ad altri rifugi recentemente ristrutturati come il Flaiban-Pacherini, che in situazione analoga alla nostra possiede sì un bel frigo grande, ma non riesce a farlo funzionare mai, o meglio solo di giorno, e quindi praticamente deve arrangiarsi senza! Ci sembra che come in tante altre occasioni nel nostro paese molte cose vengano fatte scollegate, e forse nel caso di un rifugio lo si immagina in modo romantico, ottocentesco, senza tener conto delle reali necessità dei nostri tempi.

Elena Vecil gioca a fare Robin Hood con arco e frecce

Mi ero ripromessa di concludere raccontando anche il punto di vista dei bambini: e che cosa hanno detto o pensato Elena, Giovanni e Laura della loro vita al rifugio? I bambini, saggiamente, non si sbilanciano, e forse snobbano un po' i grandi che li assillano con simili domande. Loro hanno vissuto, sono cresciuti, questo è tutto: hanno fatto la casetta di rami nel bosco, hanno giocato e slittato sulla neve, si sono rincorsi e talvolta accapigliati, hanno provato a scalare i roccioni intorno al rifugio con il loro papà. Forse da grandi ricorderanno con struggimento di essere andati in giro nel bosco di notte, o forse no, ma certo qualcosa di questa vita essenziale resterà in fondo al loro crescere.

Per amore del Friuli, in Friuli per amore

(Diari di mont 7) - In cui si raccontano le storie parallele di Monica, Fabio e Kaspar che venendo da altri luoghi hanno scelto di vivere in Val Aupa.

Strano posto davvero la valle del Glagnò, luogo solitario e selvaggio come pochi altri, per incontrare, il 20 settembre, proprio le due persone che tanto desideravo conoscere e intervistare: si chiamano Fabio Acerbi e Monica Ugaglia e da un anno e mezzo vivono nella borgata di Grauzaria, in val Aupa. Così, accomunati dalla piacevole scoperta di amare gli stessi luoghi selvatici e fuori mano, ci ritroviamo la sera seguente per una lunga chiacchierata.

Fabio e Monica non sono friulani: lui è nato a Livorno nel 1965; Monica è astigiana, classe 1970. Sono entrambi fisici matematici ma ora si occupano di storia della scienza. Ma come sono capitati proprio qui? “La prima volta che siamo venuti in questo posto meraviglioso - esordisce Fabio - è stato 12 anni fa, quando entrambi abitavamo ancora a Trieste e facevamo il dottorato in matematica alla Sissa, amiamo andare in montagna spesso, ci sono stati periodi in cui ci andavamo 60 volte all'anno! “


Fabio Acerbi

Infatti sento Fabio chiamare per nome in modo preciso anche i luoghi più sconosciuti della val Aupa; racconta di aver dormito più volte d'inverno alla casera Palis di Lius e anche al Rifugio Grauzaria, con un freddo peloso (qui la sua origine toscana lo tradisce), e di conoscere anche l'Alta via Val d'Incarojo e la recondita valle del Rio Simon, che per lui è “di una bellezza ineguagliabile”.

Un angolino di Grauzaria

In Friuli per scelta

Fabio ha insegnato matematica al liceo Stellini dal 95 al 99, poi si è trasferito con Monica in Toscana, per tornare per scelta in Friuli nel dicembre 2002, quando ha vinto il concorso come insegnante di ruolo e ha chiesto e ottenuto come sede Gemona. Allora Fabio e Monica sono andati ad abitare a Portis di Venzone, dove sono rimasti fino al 2005.


Monica Ugaglia



Fabio prosegue: “Poi ho avuto un posto di ricercatore al CNRS, l'analogo francese del CNR, e allora ci siamo trasferiti in Francia, nelle Cevennes, in un paradiso di boschi,ma è stato uno strazio, ho avuto una nostalgia mostruosa delle montagne, eppure lì c'era un silenzio impressionante e cieli stellati incredibili. Una volta presa la decisione di tornare qui, abbiamo innanzitutto cercato casa. Questa in val Aupa era la migliore in quanto a isolamento, così nel maggio 2007 abbiamo traslocato, e da allora siamo qui!”
Il discorso passa a Monica che si alterna a Fabio con perfetta sintonia: “Fabio si occupa di storia della matematica greca, io di Aristotele e della tradizione aristotelica. Grazie alle moderne tecnologie possiamo lavorare a casa tenendo i contatti con la posta elettronica, proprio come faremmo a Parigi. In rete ci sono moltissimi strumenti e poi abbiamo una biblioteca personale di circa 6000 volumi, in cui abbiamo investito negli anni tutte le nostre risorse, così ora siamo totalmente indipendenti come base dati.”


Praticare la decrescita

Fabio dice: “Sono rimasto folgorato dalle montagne friulane. Ho vissuto in Toscana, a Roma, in Piemonte, in Francia ma questo è il posto in cui mi sento davvero a casa. Girando in montagna abbiamo conosciuto gente un po' rude, è vero, ma i rapporti sono tutti di una certa profondità.” E Monica: “Ci troviamo bene con le persone che hanno un forte legame con il posto in cui vivono, persone concrete che spesso conducono una vita spartana, minimale, come si faceva fino a qualche decina di anni fa nell'Italia rurale e che adesso non esiste quasi più.”

Siamo così arrivati al punto centrale della scelta di Fabio e Monica. “Il mondo com'è adesso ci appare insopportabile – dice Fabio - e allora o ti impegni in modo serissimo per cambiarlo oppure ti isoli. Abbiamo sempre pensato che era sufficiente che uno solo di noi entrasse nella trappola del lavoro, e negli anni in cui avevamo pochi soldi abbiamo maturato la capacità di ridurre quasi a zero le spese. Qui possiamo vivere in modo coerente, pratichiamo la decrescita in modo convinto, niente cellulare né TV, elettrodomestici ridotti al minimo. Pur abitando sostanzialmente isolati, abbiamo ridotto al minimo anche l'uso dell'automobile, e quando vado in Francia per lavoro ci vado in treno.”
E Monica conclude: “E poi adesso abitiamo in un posto dove vivere è come far vacanza, anche se qui il sole non è proprio prodigo dei suoi raggi. E' un posto a cui ci siamo legati subito e in cui vorremmo restare. Non è una casa dormitorio per noi, non siamo venuti qui per stare con la testa da tutt'altra parte. Oggi in montagna ci vivi bene solo se hai una forte motivazione, pertanto non è affatto assurdo che persone come noi vivano in val Aupa.”

Ai Drentus con amore
Del tutto diversa, ma altrettanto forte è la motivazione che ha portato a vivere in val Aupa
Kaspar Nickles, 30 anni, che si definisce orgogliosamente innanzitutto “contadino” e solo in seconda battuta “dottore in agraria” e “guida naturalistica”. Ci diamo appuntamento nella sua casa ai Drentus, una minuscola borgata di quattro case raggiungibile in macchina da Pradis con una lunghissima strada oppure da Dordolla a piedi con un breve sentiero.


Kaspar al lavoro ai Drentus, con sullo sfondo la Grauzaria

A differenza di Monica e Fabio, che abitano sulle estreme falde della Grauzaria, Kaspar la montagna ce l'ha proprio di fronte, tozza, massiccia, e infatti lo fa pensare a “Maria Teresa, imperatrice autoritaria con tutte le sue gonne di crinolina”. Ed è qui che sotto lo sguardo arcigno della montagna-sovrana Kaspar vive con la moglie Marina Tolazzi, storica “voce” di Onde Furlane, e i due figli Cosme e Josef (quest'ultimo di appena un mese e mezzo).

Kaspar con il primogenito Cosme e Marina in dolce attesa

Kaspar e Marina hanno creato un’azienda agricola in cui si allevano le pecore di razza plezzana e si coltivano i prodotti tipici della montagna friulana, soprattutto patate e fagioli, ma il loro obbiettivo per i prossimi anni è quello di organizzare una fattoria didattica e aprire un agriturismo. Intanto tra la pappa di un pupo e le corse e le tombole dell'altro riesco a scoprire come vede Kaspar la vita in val Aupa.

Campetti di fagioli a Dordolla



I segni del passato

Kaspar racconta: “Prima di conoscere Marina, che è di Dordolla, io qui non ci ero mai stato, e anche il Friuli non lo conoscevo molto. Io sono nato in Germania, nel Baden-Württemberg, ma quando avevo otto anni i miei genitori - che facevano gli insegnanti – hanno comprato un'azienda agricola in Carinzia, un posto isolato a 1000 metri di quota, e lì si sono trasferiti con i loro quattro figli. La val Aupa è bella anche se è aspra, rispetto alle montagne cui ero abituato, e il clima è piuttosto piovoso e non molto favorevole all'agricoltura. In Austria gli insediamenti di montagna sono molto diversi, un territorio come quello attorno a Dordolla sarebbe gestito da due o tre aziende agricole, grazie a un sistema che non frammenta le eredità fondiarie.


Un bel ritratto di Kaspar

Il fascino della val Aupa per me sta nei numerosi segni dell’attività umana del passato che riscopro ogni giorno, seminascosti ma ancora leggibili: sentieri, muretti a secco, mulattiere lastricate mi fanno capire l'immane fatica che hanno fatto le generazioni passate (ma non tanto lontane nel tempo) per sopravvivere in questo ambiente difficile, e come lo hanno modificato senza snaturarlo. Mi si stringe il cuore al pensiero che tutto questo patrimonio vada perso, e sento quasi come un obbligo morale la sua salvaguardia. Anche la bellezza e l’integrità di Dordolla, con le sue viuzze strette dove le macchine non possono passare, nascono da quello che in apparenza è uno svantaggio, la mancanza di una strada, che però può diventare la chiave del futuro di questi posti.”

La cura del paesaggio

Sto ad ascoltare Kaspar che non solo si esprime in italiano con stupefacente proprietà di linguaggio (del resto a scuola la sua materia preferita era il latino) ma capisce benissimo anche il friulano, anche se non lo parla ancora.

Pecore plezzane a Drentus

Del resto Kaspar sembra avere le idee molto chiare e i piedi ben piantati per terra quando mi illustra la sua filosofia di vita mentre culla il piccolo Josef a pancia in giù sulle sue braccia: “Faccio agricoltura perché mi piace, e mi piace anche l’idea di mantenere almeno la possibilità di sopravvivere senza supermercati e petrolio; al tempo stesso so benissimo che è un’illusione quella di poter vivere di agricoltura in questi posti, e quindi è giocoforza abbinarla al turismo. In Austria tanti contadini di montagna vivono di turismo e non di agricoltura. E poi là vengono investiti molti soldi nella cura del paesaggio, che è un bene pubblico che tutti possono sfruttare, quindi anche i contadini - che ne sono i principali artefici - vengono retribuiti per il loro lavoro.

Kaspar con la gerla

Però a me non interessa un turismo fine a se stesso, ma solo come parte dell'agricoltura; del resto senza agricoltura non fai turismo, perché la maggior parte dei turisti non cerca affatto la natura selvaggia, ma un luogo curato, pulito e attraente. Ma la cura da sola non basta: ci vuole un paesaggio vivo che puoi ottenere solo con l’agricoltura e l’allevamento, i prati e i pascoli e gli animali sono un simbolo di vita. L'agricoltura contiene anche una componente artistica, la creazione di luoghi belli che per di più ti regalano cibo sano ed energia rinnovabile; quando faccio la guida naturalistica per il Parco delle Prealpi Giulie, racconto ai bambini che faccio il contadino e cerco di far capire loro che la natura può anche essere utilizzata dall'uomo senza essere distrutta o contaminata. E questo concetto io cerco di realizzarlo nel mio lavoro.”